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Barilla, redenzione in 10 passi

Era il 25 settembre 2013:

“A noi piace la famiglia tradizionale, se i Gay non sono d’accordo possono sempre mangiare pasta di un’altra marca”

Allora i social mostrarono forse per la prima volta in modo eclatante la loro potenzialità nell’influenzare i consumi ad un Italia ancora poco avvezza al marketing virale. Ma soprattutto mobilitarono una enorme platea di consumatori globali anche grazie al maggior peso che rivestono all’estero le tematiche inclusive e comportamenti come il consumo critico. Quella stessa platea globale per cui Barilla, come e forse anche di più che in Italia, è sinonimo di pasta e italianità.

Da quel giorno, in poco più di 18 mesi, Guido Barilla e la sua azienda, come ricordato da Huffinghton Post oggi, hanno intrapreso un cammino di redenzione da manuale che l’ha portata ad essere insignita del Corporate Equlity Index come “best place to work” per le persone LGBT.

 

1) Il video di scuse

Il giorno dopo l’intervista a “La Zanzara” che aveva scatenato lo la tempesta Guido Barilla registrò questo video di scuse:

2)  Qualche settimana più tardi, come annunciato nel video, Guido Barilla incontrò i rappresentanti di alcune associazioni omosessuali nello studio di Franco Grillini, storico attivista e tra i fondatori dell’ArciGay.

In quell’incontro furono avanzate proposte concrete finalizzate ad un avvicinamento dell’azienda alle tematiche LGBT.

3)  Adozione di un codice etico sulla diversità, già a Novembre 2013

4) Creazione di un board per l’inclusione e la diversità, con personalità come Alex Mixner

5) Corsi di diversity management, erogati a più di 8000 dipendenti

6) Benefit alle famiglie trasgender e ai loro parenti

7) Donazioni a favore di associazioni Gay

8) Coinvolgimento di consulenti specializzati in diversity management

9) La non rimozione della faccenda: Guido Barilla torna sull’argomento spesso, ribadendo le scuse.

10) il riconoscimento della Human Right Campaign, per l’appunto relativo al Corporate Equality Index

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